Segnali contraddittori

la spesa delle famiglie è scesa a livelli degli anni ’80, ma i valori del mercato immobiliare hanno subito una flessione di meno del 2%.

Così ci dicono almeno … ma io vedo anche altri segnali … i cantieri aperti sono pochi e i pochi sono particolari:
principalmente ristrutturazioni oppure interventi di tipo innovativo (nuovi sistemi costruttivi o impiantistici) quindi in entrambi i casi si tratta di interventi che hanno a che fare con un elevato livello qualitativo.
I cantieri (e i progetti) copia-incolla “speculativi” mi pare segnino il passo.

In contraddizione a questo non si vedono però altrettanto rapidi mutamenti sul piano normativo e burocratico.
I “nuovi” strumenti urbanistici di cui moltre amministrazioni locali sono solo recentemente riuscite a dotarsi, nascono già vecchi e privi del benchè minimo incentivo concreto (non necessariamente economico) incentivo che aiuti a superare le inerzie del settore.
Carichi burocratici abnormi costringono a vere e proprie “gimcane” normative per interventi di ridottissimo impatto sia sul piano ambientale che su quello urbano/urbanistico ed antropico, trattando alla stessa maniera (di fatto) interventi da 250 m2 e interventi da 2.500 m2.

Per il recupero energetico del patrimonio edilizio (e quindi immobiliare)  esistente delle nostre periferie urbane occorre affrontare tali e tante difficoltà sul piano normativo e procedurale che sommate a quelle tecniche, operative con quelle insite nelle gestiono condominiali, che spesso interventi che sarebbero certamente vantaggiosi sul piano del recupero di qualità urbana, abitativa ed infine anche sociale si fermano ancora prima di arrivare ad una seria valutazione di fattibilità tecnica, impedendo di fatto di liberare un notevole bacino di risorse per il rilancio di un settore in evidente e grave crisi come quello dell’edilizia.

Mentre in questa situazione i valori ed i principi della buona Architettura, che in fin dei conti dovrebbero avere a che fare con la qualità della nostra vita, restano troppo spesso relagati in ambiti a torto considerati superflui e quindi sacrificabili in tempi di crisi.

L’aspetto positivo riguarda la crescita di consapevolezza e sensibilità verso i temi del risparmio energetico, e della sostenibilità dell’azione architettonica che potrebbe finalmente accelerare l’evoluzione dell’ambiente normativo e procedurale all’interno del quale ci dobbiamo muovere.

Stefano C. Manservisi

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