L’anima di Notre Dame de Paris

Ormai il danno è fatto.

Una cattedrale come Notre Dame al pari tutte le grandi Fabbriche dal romanico in poi è anche frutto della sovrapposizione, pur all’interno di un progetto unitario, di progetti a volte opera di architetti differenti o di successivi affinamenti per mano anche del medesimo progettista.
L’edificio che conosciamo è stato realizzato in un arco temporale che va dal 1160 al 1250 circa ed è stata successivamente sottoposta ad interventi di restauro anche abbastanza importanti.

E’ indubbiamente un edificio omogeneo e unitario.

Ciò non toglie che personalmente, pur se sapendo che siamo certamente in possesso di documentazione e tecnologie in grado di riproporre una ricostruzione filologia rigorosa delle parti distrutte, credo che risieda nell’anima stessa di queste architetture la tensione verso il futuro.

Proprio perché si tratta di una architettura che affonda le radici nella propria origine in secoli di storia ed è arrivata fino a noi in quello che sarebbe stato un futuro che allora non era nemmeno immaginabile, perché chi l’ha pensata e costruita voleva esprimere la gloria verso dell’onnipotente allora e sempre, è proprio per questo che queste architetture nascono proprio guardando il futuro.

Sono operazioni difficilissime e delicatissime, ma la creatività, l’entusiasmo la lungimiranza, lo spirito di sperimentazione che esse esprimevano al momento della loro nascita, credo sia più affine ad una operazione dello stesso tenore che non ad una mera, per quanto rigorosa e degna di rispetto, operazione di ricostruzione filologica che assomiglierebbe a mio avviso di più ad una operazione tecnica che non architettonica.

Non so voi ma a me questo progetto piace molto e trovo che sia assolutamente rispettoso dell’anima di questa bellissima ed affascinante architettura e riesca ad interpretare, in chiave contemporanea, lo spirito della architettura gotica luminosa.

Miysis Studio has created an animation showing its vision of a rebuilt Notre-Dame that combines a reconstruction of Viollet-le-Duc’s spire with a modern glass roof: https://at.dezeen.com/2Q5Qjj8

Antiche volte (parte prima)

Indagini conoscitive sulle strutture di separazione superiore della chiesa di San Donato

Cronologia sintetica

• anno 1210 prime notizie di un restauro della chiesa a seguito di un incendio del coperto

• anno 1454 demolizione e ricostruzione nell’attuale posizione

• anno 1513 ristrutturazione a seguito del terremoto del 1505

• anno 1751 soprelevazione della chiesa, nuova facciata decorata e nuovo interno

L’attuale volta a botte settecentesca

Il ritrovamento delle antiche volte a crociera di origine quattrocentesca

Nascoste dai paramenti dell’attuale volta di origine settecentesca si sono rinvenuti i decori e le superfici delle precedenti (di origine quattrocentesca) volte a crociera

Evoluzione delle volumetrie della chiesa

OSD volumi

In verde la probabile volumetria di origine quattrocentesca e in rosso le modifiche settecentesche apportate per dare slancio alla facciata innalzandone le proporzioni lasciando, tuttavia invariata la quota di imposta delle antiche volte a crociera.
L’interno è stato quindi “trasformato” per dare spazio ai due altari laterali posizionati circa a metà della navata e trasformando coerentemente la copertura della spazio di culto dalle due volte a crociera originali all’attuale volta a botte intersecata dalle unghiate delle lunette.
Le proporzioni attuali della navata e alcuni elementi strutturali ancora leggibili in mezzeria restano tuttavia a testimoniare l’impianto originario quattrocentesco composto da due volte a crociera quadrate.

In conseguenza delle trasformazioni settecentesche si sono venuti a definire i volumi compresi tra il piano della copertura  (rialzata coerentemente all’innalzamento delle proporzioni della facciata principale) e l’estradosso delle originarie volte quattrocentesche.
Volumi che sono poi stati occupati e trasformati fino ad arrivare alla attuale situazione ad uso residenziale.

Le indagini al di sotto dell’impalcato di calpestio delle abitazioni

Sono stati eseguiti saggi endoscopici per indagare la struttura dell’impalcato di calpestio delle abitazioni e le connessioni con le volte in muratura sottostanti

OSD impalcato 1
OSD sotto

Rilievo e restituzioni grafiche

OSD rilievo 1
OSD rilievo 2

Ipotesi e modellazioni tridimensionali

OSD 3D 2
OSD 3D 1

continua …

Paesaggio naturale e progresso sociale

Se ti dicessero … che sostituendo il tetto in paglia della tua casa con uno in lamiera potresti avere accesso all’energia elettrica e far funzionare una piccola pompa per l’acqua ed un piccolo mulino per macinare quel poco di grano che ottieni dal tuo campo …
Tu cosa faresti ?

Se ti dicessero … che sostituendo i muri in canne e fango o in mattoni di terra cotta, con muri fatti con mattoni di cemento, potrai avere l’allacciamento della corrente elettrica, migliorare le condizioni igieniche e di vita tue e della tua famiglia …
Tu cosa faresti ?

Quindi le valli verdi punteggiate di casette e capanne color della terra da cui si leva un filo di fumo la mattina presto sono adesso punteggiate dalle macchie grigie delle case in cemento che cuociono sotto i tetti in lamiera che luccicano al sole prima di arrugginire … 

Ma è proprio tutto giusto così ?

E quando non hai ritorse … e non hai conoscenza … come puoi preoccuparti del paesaggio ?

Eppure il paesaggio è l’abito dell’ambiente in cui sei nato, vissuto e continuerai a vivere tu e i tuoi figli … 

Allora il compito di chi (anche e principalmente Architetti) avendo le conoscenze DEVE condividerle per evitare che un piccolo miglioramento necessario debba poi avere ripercussioni non reversibili sull’ambiente in futuro …

Difficile … ma necessario …

Sarebbe ora di tornare a parlare di Architettura

Sono tempi difficili, certo ma sarebbe anche ore di capire che non si può rilanciare un settore cruciale per la ripresa italiana come quello dell’industria edile se non si affrontano i temi della qualità.

Qualità delle case, qualità degli ambienti di lavoro, qualità delle città e qualità dell’ambiente, in altri termini qualità della vita. Non si può e non si deve arrendersi ad una perdita della qualità di vita di ciascuno anche in un periodo di difficoltà economiche come quello attuale, anzi è proprio in questo periodo che si devono trovare le opportunità per ripartire consapevoli che per farlo occorre conoscere la strada da percorrere e che questa volta probabilmente non è la stessa che ci ha portato dove ci troviamo ora.

E tutto questo non è proprio parlare di architettura? L’arte di modificare lo spazio nel quale abitiamo e lavoriamo? La qualità dell’ambiente in cui viviamo.

In Italia l’ambiente naturale ed “artificiale” ha potenzialità e risorse fino ad ora ignorate se non purtroppo, addirittura sciupate: sono tutte da recuperare. Sono convinto che proprio in un mondo sempre più globalizzato le nostre risorse locali, proprio in quanto tali, siano interessanti ed abbiano un vasto “pubblico” disposto ad investire, nel senso più ampio del termine, in Italia.

Forse sarebbe utile iniziare ad alzare lo sguardo dai nostri piedi affaticati e cercare di guardarci attorno, e capire che se il mondo cambia non c’è altra possibilità che adattarsi (e in fretta) a questo cambiamento. Se le risorse economiche “migrano” o le segui o cerchi di capire come chi adesso ne ha di più di prima può essere interessato a re-investirne una parte qui.

Occorre ricominciare a parlare di Architettura ! Prima di parlare di edilizia prima di pensare a “rilanciare” un settore illudendosi di poter tornare ai livelli dirima magari con gli stessi sistemi.