• Gruppozero:aa

    architetti associati
    Stefano Manservisi + Manuela Negroni
    Via Pietro Mengoli, 10
    40138 Bologna (It)
    e-mail: info@gruppozero.it
    tel./fax. +39 0518552858
    c.f. 02142211206

    Arch. Stefano Manservisi
    (esperto CasaClima, progettazione generale, esecutica, bioclimatica, certificazione, antincendio e D.L.)
    e-mail: s.manservisi@gruppozero.it
    mob: +39 3483607226
    bio: Stefano C. Manservisi

    Arch. Manuela Negroni
    (progettazione generale, esecutiva, interni, restauro e D.L.)
    e-mail: m.negroni@gruppozero.it

    Arch. Fabio Orsi
    (esperto CasaClima, progettazione generale, esecutiva, interni, design, acustica e D.L.)
    e-mail: f.orsi@gruppozero.it

    Geom. Gianfranco Manservisi
    (controllo economico, contabilità edile, direzione lavori)
    e-mail: gf.manservisi@gruppozero.it

  • Architettura Sostenibile

    esperti casaclima progettazione bioclimatica certificazione energetica degli edifici progettazione integrata

Progettazione Solidale

Credo che al di la di ogni rischio di essere tacciati di ipocrisia valga la pena di raccontare questa esperienza ed il progetto di “Open Architecture” che sta nascendo.

In fin dei conti questo è lo spazio delle nostre idee … ed in questa, in particolare, crediamo molto … è l’inizio di una storia che speriamo possa continuare fino ad una lieta conclusione … per poi continuare ad essere raccontata ed interpretata:

Tabora “Good Council” Boarding School Project

Obiettivi
Dare ai bambini albini e down abbandonati della zona di Tabora (Tanzania) un rifugio adeguato ed accogliente, dove possano essere reinseriti tra i loro coetanei e nella società seguiti da un idoneo progetto formativo all’interno di una struttura moderna adatta ai bambini.

Albinismo
Il problema dell’albinismo in Tanzania (ed in altre zone dell’Africa sud sahariana) è legato alle superstizioni ed ad alcune pratiche tribali aberranti che sfruttano queste superstizioni e l’ignoranza delle popolazioni rurali più arretrate.
Gli albini sono emarginati ed espulsi dalla società e le famiglie che si trovano ad avere un bambini albino anche si ribellano alla superstizione che li vuole portatori di sventura, si trova esse stesse isolate dalla comunità. A volte questo isolamento si trasforma in vere e proprie minacce fisiche rivolte alla famiglia stessa oltre che ai bambini albini, costringendo comunque i genitori ad allontanare i bambini albini per cercare di salvaguardare l’incolumità degli altri componenti della famiglia. A questo si aggiunge la persecuzione (quando non di peggio) cui questi bambini sono sottoposti per alimentare un criminale commercio di amuleti umani sostenuto da ignoranza e superstizione.
In un ambiente così ostile sia socialmente che fisicamente questi bambini hanno ben poche possibilità di sopravvivenza se non vengono accolti ed aiutati.

Solo recentemente con l’avvento del primo parlamentare albino eletto in Tanzania e dopo la ratificazione di accordi per la lotta all’albinismo stipulati tra la Comunità Africana e l’Unione Europea (accordi che in pratica hanno avuto ben scarso seguito), il governo della Tanzania ha espressamente messo fuori legge il commercio degli amuleti umani.
I bambini albini sono come tutti gli altri bambini, sono solo più vulnerabili alle conseguenze delle lesioni cutanee dovute alla maggiore sensibilità all’esposizione solare ed ai danni alla vista a causa della loro patologia. Per poterli aiutare sul piano medico occorre ben poco: creme solari protettive, occhiali da sole ed una maggiore attenzione alle patologie cutanee ed oftalmiche.
La difficoltà maggiore riguarda la loro protezione ed il loro re-inserimento in un ambiente sociale capace di accettarli ed accoglierli.

Il progetto generale
Consiste nella realizzazione una casa di accoglienza per una cinquantina di bambini albini e down di età compresa tra i 3 ed i 6 anni abbandonati o allontanati dalle loro famiglie e di una scuola materna (ed in futuro anche primaria e secondaria) dove poterli integrare con i propri coetanei educando contemporaneamente questi ultimi alla accoglienza nei loro confronti all’interno di un progetto educativo e didattico completo ed adeguato.

Il progetto urbanistico
Come sempre l’appetito vien mangiando … e quindi dopo essere partiti dalla necessità di costruire una casa di accoglienza per 50 bambini con annessa scuola materna, è venuta quella di pensare ad una struttura analoga per la scuola primaria, poi per quella secondarie e poi la necessità di dare alloggio agli insegnanti, e alle famiglie in visita temporanea ai bambini, ed infine è apparsa evidente la necessità di una struttura sanitaria.
Ne è conseguita la necessità di una pianificazione (per quanto schematica) di livello urbano.

Il progetto architettonico
Il passo successivo è stato quello di approfondire sui primi nuclei che occorre realizzare:

– La casa di accoglienza (Children’s House)

– La scuola materna (Nursery School)

– Il dispensario (Dispensary / Clinic)

Il progetto è ancora in evoluzione e probabilmente subirà notevoli adattamenti … dei quali pubblicheremo gli esiti …

Segnali contraddittori

la spesa delle famiglie è scesa a livelli degli anni ’80, ma i valori del mercato immobiliare hanno subito una flessione di meno del 2%.

Così ci dicono almeno … ma io vedo anche altri segnali … i cantieri aperti sono pochi e i pochi sono particolari:
principalmente ristrutturazioni oppure interventi di tipo innovativo (nuovi sistemi costruttivi o impiantistici) quindi in entrambi i casi si tratta di interventi che hanno a che fare con un elevato livello qualitativo.
I cantieri (e i progetti) copia-incolla “speculativi” mi pare segnino il passo.

In contraddizione a questo non si vedono però altrettanto rapidi mutamenti sul piano normativo e burocratico.
I “nuovi” strumenti urbanistici di cui moltre amministrazioni locali sono solo recentemente riuscite a dotarsi, nascono già vecchi e privi del benchè minimo incentivo concreto (non necessariamente economico) incentivo che aiuti a superare le inerzie del settore.
Carichi burocratici abnormi costringono a vere e proprie “gimcane” normative per interventi di ridottissimo impatto sia sul piano ambientale che su quello urbano/urbanistico ed antropico, trattando alla stessa maniera (di fatto) interventi da 250 m2 e interventi da 2.500 m2.

Per il recupero energetico del patrimonio edilizio (e quindi immobiliare)  esistente delle nostre periferie urbane occorre affrontare tali e tante difficoltà sul piano normativo e procedurale che sommate a quelle tecniche, operative con quelle insite nelle gestiono condominiali, che spesso interventi che sarebbero certamente vantaggiosi sul piano del recupero di qualità urbana, abitativa ed infine anche sociale si fermano ancora prima di arrivare ad una seria valutazione di fattibilità tecnica, impedendo di fatto di liberare un notevole bacino di risorse per il rilancio di un settore in evidente e grave crisi come quello dell’edilizia.

Mentre in questa situazione i valori ed i principi della buona Architettura, che in fin dei conti dovrebbero avere a che fare con la qualità della nostra vita, restano troppo spesso relagati in ambiti a torto considerati superflui e quindi sacrificabili in tempi di crisi.

L’aspetto positivo riguarda la crescita di consapevolezza e sensibilità verso i temi del risparmio energetico, e della sostenibilità dell’azione architettonica che potrebbe finalmente accelerare l’evoluzione dell’ambiente normativo e procedurale all’interno del quale ci dobbiamo muovere.

Stefano C. Manservisi

126° anniversario della nascita di Ludwig Mies van der Rohe

Oggi il doodle di Google è dedicato alla nascita dell’Architetto Mies van der Rohe uno dei più grandi maestri moderni … Non solo maestro di architettura ma anche di eleganza e sobrietà (concetti per me affini) … se Le Corbusier poteva essere associato ai concetti dell musica … Mies van der Rohe si potrebbe associare al concetto di silenzio … il silenzio della contemplazione … della meditazione … il silenzio come essenzialità delle sue architetture così complesse nella loro limpida semplicità …

Le sue architetture posono essere viste come il risultato della sottrazione di tutti i “rumori” architettonici superflui per arrivare ad un perfetto silenzio contemplativo dello spazio all’interno del quale sono inserite in perfetta armonia …

http://en.wikipedia.org/wiki/Ludwig_Mies_van_der_Rohe

Gruppozero:aa Open per il Saie OFF

Serata SaieOFF … una esperienza positiva … molte persone con le quali avere scambi di idee fuori dai soliti ambiti professionali o istituzionali …

In momenti difficili come quello che stiamo attraversando sia sul piano nazionale che di settore, credo sia importante muovere e mescolare le idee per trovare soluzioni innovative e nuovi stimoli …

Da ripetere, magari in ambiti meno specifici è più aperti.

Gz:aaOpen@SaieOFF 01

5 ottobre 2011: Gruppozero:aa Open @ SaieOFF 01

Gz:aa@SaieOFF 02

5 ottobre 2011: Gruppozero:aa Open @ SaieOFF 02

SAIE-OFF @ Gruppozero:aa

In occasione del SAIE-OFF il Fuorisalone a Bologna siamo lieti di invitarvi alla Serata Studi aperti:


Gruppozero: aa  Franchina Leghissa-Manservisi-Negroni-Orsi
“Energia e Sostenibilità – Arte* e Immagini” + aperitivo
*  opere dell’artista Vittoria Chierici
mercoledì 5 ottobre 2011 dalle ore 18,30 alle ore 22,30

via Pietro Mengoli, 10     40138 Bologna
0518552858 – 3483607225-6


ing. Roberta Franchina Leghissa+arch. Stefano Manservisi+arch. Manuela Negroni+arch. Fabio Orsi

saieoff 

Riqualificazione energetica di edifici condominiali: Missione Impossibile ?

Posto che la fetta del patrimonio edilizio italiano costituito dagli edifici condominiali pluripiano costruiti dal dopoguerra in poi (dagli anni ’50 fino agli anni ’80) è quella che presenta le caratteristiche termiche più scarse e di conseguenza una delle più grosse fonti di sprechi energetici del settore, dovrebbe essere proprio l’obiettivo di una politica seria di incentivazione degli interventi di riqualificazione.

Edificio residenziale in linea si 7 piani, anni '70 Classe energetica "G"

Edificio residenziale in linea su 7 piani, anni '70 Classe energetica "G"

Mi riferisco in particolare agli edifici realizzati con sistemi di prefabbricazione più o meno spinta e comunque con telaio in cemento armato e tamponamenti che vanno dal laterizio ai pannelli prefabbricati, molti su pilotis e con coperto piano.

Si tratta di edifici dalle tipologie anche molto differenziate ma accomunati da una caratteristica termica dell’involucro scarsa e che si attesta tra la G e la F della scala di classificazione attuale.

E’ evidente che in questo ambito ci sarebbero notevoli spazi di sviluppo per interventi di riqualificazione energetica con la duplice opportunità di ridurre il fabbisogno energetico liberando risorse per altre attività e di costituire occasioni di ripresa per il settore edilizio attualmente in evidente sofferenza.

Vi sono però notevoli ostacoli sia strutturali che normativi da superare:
– la frammentazione delle proprietà immobiliari (con conseguente difficoltà nel raggiungimento delle maggioranze necessarie per deliberare gli interventi);
– da disomogeneità nella definizione delle competenza su diverse opere dello stesso intervento (per esempio l’intervento sull’involucro edilizio passa per opere sulle pareti esterne che sono parti comuni ed opere sugli infissi che sono di spettanza di ciascun singolo condomino il quale può decidere di non intervenire vanificando lo sforzo comune sulle altre parti);
– le limitazioni degli strumenti urbanistici che non contengono deroghe o incentivi sufficienti per consentire ai condomini di recuperare le risorse economiche necessarie all’intervento ( per esempio la possibilità di realizzare nuove volumetrie di elevata qualità il cui valore commerciale potrebbe coprire in tutto o in buona parte l’impegno finanziario necessario);
– un quadro normativo di insieme a volte ipertrofico ed inutilmente restrittivo (si pensi ad esempio agli obblighi imposti dalla normativa sismica, che pur discendendo da una necessaria salvaguardia della incolumità degli abitanti di zone sismiche appare spasso eccessivamente rigida sia nella definizione delle zone sia nella definizione degli standard richiesti).

Un caso di studio reale: la riqualificazione energetica di un edificio condominiale nel comune di Bologna.

Obiettivo: valutare la fattibilità e sostenibilità economica della riqualificazione energetica di un edificio condominiale realizzato negli anni ’70 in c.a. prefabbricato.

Oggetto della analisi: edificio in linea con struttura prevalentemente intelaiata in c.a. e tamponamenti in pannelli prefabbricati in c.a. Il fabbricato si sviluppa si pilotis con coperto pianodefinito da una sequenza di 7 corpi scala ciascuno su 7 piani fuori terra composti da due appartamenti per piano per un totale di 98 unità immobiliari con orientamento prevalente (dei lati lunghi) nord sud.
L’impianto di riscaldamento è collegato ad una centrale termica di quartiere assimilabile ad un teleriscaldamento in regime di super condominio (cooperativa di gestione) con gli altri edifici del comparto ed è suddiviso in colonne montanti che alimentano termo convettori metallici. La  produzione di ACS è delegata alla medesima centrale.

Ragioni della indagine: la conversione della centrale termica di quartiere in impianto di co-generazione porterà anche ad una diversa contabilizzazione dei consumi che passerà da una computazione per millesimi ad una computazione per calorie impiegate che determinerà certamente aggravi economici per gli edifici meno preformanti dal punto di vista termico. Di qui la necessità di analizzare le possibilità di riduzione delle dispersioni ed i costi relativi agli interventi proposti per valutarne la sostenibilità economica.

Analisi delle caratteristiche termiche dell’involucro esistente: l’analisi è stat condotta con gli strumenti analitici definiti dalla attuale normativa nazionale e regionale per la classificazione energetica dei fabbricati. Si è proceduto alla definizione di un involucro “semplificato” considerando tipologie omogenee sia per l’involucro opaco che per quello trasparente (non sono state considerate le installazioni di coppi vetri esterni e si sono considerate macro unità definite da ciascun piano).

Fronte NORD

Fronte NORD

Modellazione volumetrica

Modellazione volumetrica

Si è poi calcolata la trasmittanza delle varie tipologie di involucri opachi e trasparenti per poi calcolare il fabbisogno energetico invernale e combinato attuale.

analisi dell'involucro

analisi dell'involucro

calcolo delle trasmittanze

calcolo delle trasmittanze

Infine si è valutata la classe energetica attuale dell’edificio:

Classe G

Classe G

Interventi proposti

– Intervento di minima: piccoli interventi singoli migliorativi definiti da un capitolato omogeneo e lasciati alla volontà dei singoli condomini. Buona sostenibilità economica, miglioramento del comfort abitativo, scarsa efficacia termica globale (la classe energetica non cambia e le economie relative ai costi per il riscaldamento sono trascurabili).

– Interventi di limitato impatto economico: coibentazione del lastrico solare superiore e del soffitti del portico (eventualmente in combinazione con gli interventi di minima. Buona sostenibilità economica, miglioramento del comfort abitativo, limitata efficacia termica globale (miglioramento limitato della classe energetica in conseguenza dell’omogeneità di realizzazione degli interventi singoli, le economie relative ai costi di riscaldamento permettono un periodo di ammortamento appena accettabile).

– Intervento di riqualificazione energetica globale: coibentazione dell’involucro opaco (ipotesi di rivestimento a cappotto) sostituzione globale degli infissi, ricerca ed eliminazione delle ventilazioni accidentali all’interno degli strati dell’involucro. (drastico miglioramento della classe energetica del fabbricato ma a costi talmente elevati da richiedere tempi di ammortamento non accettabili) L’intervento non è economicamente sostenibile.

Una sfida persa?
In questo caso la tipologia edilizia e le condizioni di buona conservazione delle superfici esterne che non richiedono un intervento di manutenzione specifico, rendono l’intervento di riqualificazione energetica particolarmente oneroso non potendolo accostare ad una manutenzione esterna programmata. Pertanto nonostante si vada incontro ad un notevole aggravio della “spesa termica” le economie pur notevoli di un intervento globale non permettono di ammortizzare in tempi accettabili (siamo intorno ai 17 anni) l’ingente costo dell’intervento. Anche l’installazione di un campo fotovoltaico sul lastrico solare praticabile pur auspicabile non sarebbe di supporto all’intervento in quanto aggiungerebbe un costo (anche ammortizzabile con gli incentivi del conto energia) ma non portando miglioramenti significativi alla caratteristica termica dell’involucro non influisce sulla sostenibilità economica dell’intervento globale.

Cosa si potrebbe fare allora?
La tipologia del fabbricato con il grande lastrico superiore praticabile e protetto, l’esposizione prevalente e la collocazione urbanistica sarebbero perfetti per la realizzazione di 7 (una per vano scala) unità immobiliari ad elevata efficienza energetica realizzabili con tecnologie leggere che si inserirebbero perfettamente sulla copertura usufruendo anche di un giardino pensile e con in minimo impatto sulla volumetria esistente (essendo i nuovi volumi quasi completamente mascherati dagli alti parapetti del lastrico superiore). Le nuove “ville pensili” sarebbero quindi particolarmente pregiate ed appetibili per orientamento, esposizione, caratteristiche termiche e comfort abitativo, ed il relativo valore immobiliare (in una zona di particolare pregio immobiliare)  potrebbe coprire quasi tutto il costo dell’intervento di riqualificazione e di realizzazione delle nuove unità stesse.

riqualificazione energetica globale

riqualificazione energetica globale con inserimento di elementi fotovoltaici e realizzazione di "ville pensili" sul lastrico superiore.

ville pensili

ville pensili all'8° livello ad alta efficienza energetica realizzate con tecnologie di prefabbricazione leggera in legno

 Limiti e vincoli
purtroppo la reale fattibilità di un intervento del genere è limitata da due ostacoli normativi al momento difficilmente superabili:
– la nuova normativa sismica che in caso di sopraelevazione obbliga ad una verifica strutturale globale e ad un eventuale conseguente intervento di adeguamento strutturale la cui valutazione economica richiederebbe anche solo elevati costi tecnici che potrebbero poi dare esito negativo.
– gli attuali strumenti urbanistici escludono per questo comparto la possibilità di aumentare il carico urbanistico realizzando interventi di  nuova costruzione quale sarebbe definito l’intervento proposto.

Mentre il secondo limite potrebbe essere superato trovando un percorso in deroga condiviso dalla amministrazione locale, la prima limitazione risulta attualmente ancora più difficile soluzione in quanto dovrebbe passare per un intervento strutturale la cui quantificazione economica richiederebbe una analisi strutturale piuttosto impegnativa (anche economicamente) e il cui esito ignoto potrebbe anche portare ad escluderne semplicemente la fattibilità.

Sullo sfondo resta sempre presente la notevole frammentazione della proprietà immobiliare che in questo caso richiederebbe una coesa e determinata unità di intenti per la maggioranza assoluta (se non per l’unanimità) dei 98 proprietari condomini coinvolti.

Quali proposte?
posta la evidente importanza economica di interventi di riqualificazione globale come quello analizzato sia per il numero di situazioni analoghe sia per il peso che potrebbero avere su comparto edile credo che varrebbe la pena trovare il modo di superare gli ostacoli che ne limitano la fattibilità.
Partendo dal presupposto che le attuali normative sia urbanistiche che sismiche hanno una loro ragione d’essere si potrebbero cercare provvedimenti incentivanti condizionati:
– incentivi urbanistici: dovrebbe essere concessa la possibilità realizzare nuove volumetrie purché realmente subordinate alla realizzazione di edifici ad elevata efficienza (forse anche passivi) di limitato impatto ambientale e certamente vincolati al miglioramento della prestazione energetica del fabbricato cui si legano;
– incentivi tecnici: fatta salva la necessità di migliorare e salvaguardare la caratteristica sismica del patrimonio edilizio esistente, bisognerebbe cercare incentivi (anche economici) per sostenere gli oneri dovuti alla analisi tecnica strutturale ed agevolare la ricerca di interventi tecnici alternativi a basso impatto economici fino anche ad individuare per questi interventi strutturali una certa flessibilità normativa sia tecnica che urbanistica;
– incentivi alla gestione condominiale: si dovrebbero correggere alcuni meccanismi della conduzione condominiale come le soglie di maggioranza per l’adozione di interventi di riqualificazione energetica, potrebbero anche essere previsti meccanismi per superare e scoraggiare gli ostruzionismi di singoli condomini individuando ad esempio modalità per definire oltre alle parti comuni anche gli “interventi comuni” come interventi che devono essere eseguiti insieme.

Ristrutturazione di un attico

L’obiettivo: mettere in comunicazione diretta l’appartamento al decimo piano di un edificio a torre con il lastrico di copertura della terrazza soprastante di proprietà senza dover passare dal vano scale condominiale.

Il limite: il vincolo posto dagli strumenti urbanistici per l’ambito di riferimento che non prevede interventi di Nuova Costruzione definendo questi come variazioni della sagoma planivolumetrica dell’edificio, rendendo di fatto impossibile la realizzazione del vano necessario allo sbarco della scala di collegamento.

La soluzione: la creazione di una scala “esterna” all’interno della unità, trasformando il cucinotto in patio aperto (mediante l’apertura di un varco nel solaio di copertura) all’interno del quale è stata inserita la scala protetta poi da un pergolato aperto.

Interventi: ridistribuzione interna degli spazi, rifacimento degli impianti e delle finiture, sostituzione degli infissi, apertura del varco nel solaio di copertura, realizzazione del patio, coibentazione impermeabilizzazione e nuova pavimentazione del terrazzo, sistemazione a verde ed arredo della terrazza, realizzazione del pergolato aperto di protezione della scala.

Progetto: 2010 Arch. Manuela Negroni – Gruppozero:aa

Attico 2010 soggiorno e patio

Attico 2010 soggiorno e patio

Attico 2010 - soggiorno e patio

Attico 2010 - soggiorno e patio

Attico 2010 - Scala in acciaio lucidato e legno con faretti segnapasso

Attico 2010 - Scala in acciaio lucidato e legno con faretti segnapasso

Attico 2010 - Scala in acciaio lucidato e legno con faretti segnapasso

Attico 2010 - Scala in acciaio lucidato e legno con faretti segnapasso

Attico 2010 - Terrazza

Attico 2010 - Terrazza