• Gruppozero:aa

    architetti associati
    Stefano Manservisi + Manuela Negroni
    Via Pietro Mengoli, 10
    40138 Bologna (It)
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    Arch. Stefano Manservisi
    (esperto CasaClima, progettazione generale, esecutica, bioclimatica, certificazione, antincendio e D.L.)
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  • Architettura Sostenibile

    esperti casaclima progettazione bioclimatica certificazione energetica degli edifici progettazione integrata

Buon Natale !!!

Un caloroso augurio di Buon Natale e per un Nuovo Anno più sereno e pieno di Architettura Lavoro ed Entusiasmo a tutti coloro che par caso o per curiosità, passano da questa pagina !

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Immagine della cantiere per la realizzazione della Casa di accoglienza per i bambini albini delle Suore della Provvidenza per l’infanzia a Tabora in Tanzania.

Progetto: Gruppozero:aa per Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere o.n.g. e Congregazione delle Suore della Provvidenza per l’infanzia

Per maggiori informazioni sul progetto di accoglienza potete informarvi presso:

Suore della Provvidenza per l’infanzia abbandonata:
29121 Piacenza, Via Torta, 63
Tel. 0523.320722
Fax 0523.330590
madreprovvidenzapc@virgilio.it
Servizio apostolico: Casa Madre, Scuola dell’Infanzia, attività pastorale, parrocchiale e diocesana, ministri straordinari dell’Eucarestia in ospedale e agli anziani
Madre Superiora: sr. Teresa Bianchi
Madre Generale: sr. Carla Rebolini
Tel. 0523.331476
Fax. 0523.330590
madreprovvidenzapc@virgilio.it
Taborajournal: diario del progetto Uder the Mango Tree
Solidarietà e Cooperazione Senza Frontiere o.n.g. 

Progettazione Solidale

Credo che al di la di ogni rischio di essere tacciati di ipocrisia valga la pena di raccontare questa esperienza ed il progetto di “Open Architecture” che sta nascendo.

In fin dei conti questo è lo spazio delle nostre idee … ed in questa, in particolare, crediamo molto … è l’inizio di una storia che speriamo possa continuare fino ad una lieta conclusione … per poi continuare ad essere raccontata ed interpretata:

Tabora “Good Council” Boarding School Project

Obiettivi
Dare ai bambini albini e down abbandonati della zona di Tabora (Tanzania) un rifugio adeguato ed accogliente, dove possano essere reinseriti tra i loro coetanei e nella società seguiti da un idoneo progetto formativo all’interno di una struttura moderna adatta ai bambini.

Albinismo
Il problema dell’albinismo in Tanzania (ed in altre zone dell’Africa sud sahariana) è legato alle superstizioni ed ad alcune pratiche tribali aberranti che sfruttano queste superstizioni e l’ignoranza delle popolazioni rurali più arretrate.
Gli albini sono emarginati ed espulsi dalla società e le famiglie che si trovano ad avere un bambini albino anche si ribellano alla superstizione che li vuole portatori di sventura, si trova esse stesse isolate dalla comunità. A volte questo isolamento si trasforma in vere e proprie minacce fisiche rivolte alla famiglia stessa oltre che ai bambini albini, costringendo comunque i genitori ad allontanare i bambini albini per cercare di salvaguardare l’incolumità degli altri componenti della famiglia. A questo si aggiunge la persecuzione (quando non di peggio) cui questi bambini sono sottoposti per alimentare un criminale commercio di amuleti umani sostenuto da ignoranza e superstizione.
In un ambiente così ostile sia socialmente che fisicamente questi bambini hanno ben poche possibilità di sopravvivenza se non vengono accolti ed aiutati.

Solo recentemente con l’avvento del primo parlamentare albino eletto in Tanzania e dopo la ratificazione di accordi per la lotta all’albinismo stipulati tra la Comunità Africana e l’Unione Europea (accordi che in pratica hanno avuto ben scarso seguito), il governo della Tanzania ha espressamente messo fuori legge il commercio degli amuleti umani.
I bambini albini sono come tutti gli altri bambini, sono solo più vulnerabili alle conseguenze delle lesioni cutanee dovute alla maggiore sensibilità all’esposizione solare ed ai danni alla vista a causa della loro patologia. Per poterli aiutare sul piano medico occorre ben poco: creme solari protettive, occhiali da sole ed una maggiore attenzione alle patologie cutanee ed oftalmiche.
La difficoltà maggiore riguarda la loro protezione ed il loro re-inserimento in un ambiente sociale capace di accettarli ed accoglierli.

Il progetto generale
Consiste nella realizzazione una casa di accoglienza per una cinquantina di bambini albini e down di età compresa tra i 3 ed i 6 anni abbandonati o allontanati dalle loro famiglie e di una scuola materna (ed in futuro anche primaria e secondaria) dove poterli integrare con i propri coetanei educando contemporaneamente questi ultimi alla accoglienza nei loro confronti all’interno di un progetto educativo e didattico completo ed adeguato.

Il progetto urbanistico
Come sempre l’appetito vien mangiando … e quindi dopo essere partiti dalla necessità di costruire una casa di accoglienza per 50 bambini con annessa scuola materna, è venuta quella di pensare ad una struttura analoga per la scuola primaria, poi per quella secondarie e poi la necessità di dare alloggio agli insegnanti, e alle famiglie in visita temporanea ai bambini, ed infine è apparsa evidente la necessità di una struttura sanitaria.
Ne è conseguita la necessità di una pianificazione (per quanto schematica) di livello urbano.

Il progetto architettonico
Il passo successivo è stato quello di approfondire sui primi nuclei che occorre realizzare:

– La casa di accoglienza (Children’s House)

– La scuola materna (Nursery School)

– Il dispensario (Dispensary / Clinic)

Il progetto è ancora in evoluzione e probabilmente subirà notevoli adattamenti … dei quali pubblicheremo gli esiti …